Kongemaerket

C’era una volta un Re,

che era alto 2 metri e che era nato nel 1870 a Copenaghen. Cristiano X di Danimarca era l’erede di una delle più antiche monarchie d’Europa e ne era anche il più fedele interprete. Molto autoritario, nel momento storico della crescita e dell’affermazione della democrazia nelle diverse società, egli non mancava mai di sottolineare l’importanza del rango reale e mal digeriva che il suo ruolo fosse limitato a quello di un capo di stato simbolico. Gli scontri col Parlamento durante il suo lungo regno furono numerosi ma dopo la crisi di Pasqua del 1920 che lo aveva visto inutilmente contrapporsi al primo ministro, il suo atteggiamento cambiò. Accettò il ruolo relativamente marginale che la costituzione gli assegnava. Per nulla marginale invece fu la sua presenza tra il popolo che lo sentì sempre molto vicino, che lo amò molto e ne fece un simbolo di coraggio e dignità.

Nei momenti bui della seconda guerra mondiale, quando la Danimarca, pur essendosi dichiarata neutrale, fu invasa dalla Germania il ruolo del re Cristiano divenne fondamentale espressione di una resistenza non cruenta ma ferma. Il re si rifiutò di andare in esilio come fecero molti altri sovrani e fu esempio per tutto il suo popolo di grande dignità. Ogni giorno non mancava di fare la sua passeggiata a cavallo tra il popolo senza scorta e questo fu per la popolazione un importante sostegno. Nacquero anche molte leggende su un re così antico, legato più alla mentalità ottocentesca che alle nuove regole del novecento che riuscì a farsi amare tanto dalla popolazione. A un soldato tedesco che chiedeva se non avesse timore di andare in giro senza scorta, la gente rispondeva “Tutta la Danimarca è la sua guardia del corpo”.

Non fu solo simbolico il suo atteggiamento nei confronti della Germania. Alla richiesta tedesca di un cambiamento di governo che escludesse i socialdemocratici, pericolosi per il regime nazista, rispose con un netto rifiuto lasciando al potere il governo esistente. E finché poté mantenne la sua posizione corretta ma non cordiale nei confronti dell’invasore.

Uno degli aneddoti più noti riguardò la bandiera nazista che i tedeschi volevano apporre sul castello di Christiansborg, sede del Parlamento. Sembra che il re convocasse un generale tedesco per ordinargli di rimuovere il vessillo. Il generale naturalmente si rifiutò ed ebbe in risposta la famosa frase “un soldato danese lo farà”. L’ufficiale tedesco gli fece presente che quel soldato sarebbe stato immediatamente ucciso ma il re pacatamente lo guardò negli occhi: “non penso perché quel soldato sarei io”. La bandiera venne rimossa. Non si sa quanto ci sia di vero nella storia, vero però è che la bandiera nazista non sventolò sulla sede del parlamento.

La sua autorità era indiscussa e quando vennero inserite le leggi razziali e si volle imporre anche alla Danimarca la deportazione degli ebrei si dice che Cristiano X minacciasse di fare la sua consueta passeggiata a cavallo con la Stella di Davide al braccio. Tutta la Danimarca lo avrebbe imitato rendendo così indistinguibili gli ebrei.

Forse questi aneddoti non rispecchiano la realtà dei fatti ma anche i falsi storici hanno un grande valore. Bisogna capire soprattutto la motivazione che spinge la tradizione a mantenerli vivi. In questo caso sembra che la volontà danese di opporsi al regime nazista aveva bisogno di un interprete e che Cristiano X, con la sua lealtà verso il popolo, ne era il rappresentante più dignitoso.

Il fatto vero è che gli ebrei danesi furono protetti. Quando si cominciò a parlare di deportazioni il re comunicò in tempo al rabbino capo le intenzioni di rastrellamento e il 1 ottobre 1943, il giorno della Pasqua ebraica, nelle sinagoghe venne divulgata la notizia. Tutti gli ebrei furono invitati a correre via per nascondersi e tutti i danesi spontaneamente si prodigarono per proteggerli e trasferirli in ospedali, chiese, rifugi, per poi avvicinarli alle coste dove li attendevano le barche di pescatori pronti a trasportarli in Svezia. Quando iniziarono i rastrellamenti le forze tedesche trovarono pochissime persone. Degli ottomila ebrei residenti in Danimarca riuscirono a scovarne solo 500 in maggioranza anziani o malati che non erano riusciti a mettersi in salvo. Di questi 450 furono internati ma grazie ai continui interessamenti del governo danese e della Croce Rossa riuscirono quasi tutti a sopravvivere. Di fronte alla reazione collettiva della popolazione i tedeschi rinunciarono alla rappresaglia e non impedirono con la forza l’operazione di salvataggio intimoriti dalle eventuali reazioni danesi. Era il 1943, Stalingrado era caduta da alcuni mesi, le armate alleate avanzavano in Europa e la Germania cominciava a subire duri colpi. Vista la compattezza della popolazione non si poteva pensare di trasformare il protettorato in un altro fronte di guerra. Vinsero gli ebrei e con loro tutto il popolo danese che durante tutto il periodo dell’occupazione per dimostrare la propria resistenza silenziosa aveva indossato un piccolo bottone quadrato con la bandiera danese e l’insegna della corona del re. Si chiamava Kongemaerket.  E vinse naturalmente e soprattutto il re Cristiano che morì pochi anni dopo la fine della guerra ma che rimase nella memoria del suo popolo come simbolo di una monarchia coraggiosa. 

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