L’erede

C’era una volta un Re,

bellissimo…biondo, occhi azzurri, gioviale e combattivo. Dicono così tutte le cronache ma il ritratto che ci è stato tramandato trasmette l’immagine di un uomo obeso e non certo bello. Ma quel quadro famoso fu fatto da Hans Holbein il Giovane che arrivò in Inghilterra quando il Re era ormai vecchio. Si chiamava Enrico ed era l’ottavo della sua famiglia. I Tudor. Viveva in Inghilterra, una nazione allora piccola e poco popolosa, non tanto importante nella politica europea. Nonostante Enrico fosse un marito ambito da tutte le principesse d’Europa, per motivi politici dovette sposare Caterina d’Aragona. Che tanto bella non era e per di più era anche più vecchia di lui. Era però la grassoccia figlia del potente Re di Spagna e serviva all’Inghilterra per una alleanza strategica.

Come tutti i re del mondo anche Enrico VIII era ossessionato dall’idea di consolidare la propria monarchia con un erede maschio. Ma Caterina ebbe sei figli tutti nati morti o malati e solo una femmina, Maria, sopravvisse in buona salute. Enrico però voleva un maschio. Ma voleva anche altre cose più importanti. Per molti anni aveva combattuto a fianco delle truppe cattoliche guadagnandosi anche, per primo al mondo, il titolo di Difensore della Fede (compare ancora oggi nelle monete inglese : DEF. FID = defensor fidei). Ma tale privilegio non poteva bastargli. Da tempo era consapevole dello strapotere della Chiesa in terra inglese. Conventi, monasteri, vescovi e arcivescovi erano ricchissimi. E il popolo pagava tasse e tutti dovevano sottomettersi al potere che veniva dal Papa. Pena: scomunica e dannazione eterna. Ed Enrico VIII si stufò.  Lutero aveva già cominciato da qualche anno la sua battaglia contro la corruzione romana e molti in Europa cominciavano a dubitare anche dei fondamenti religiosi cattolici. Al Re della religione importava forse poco ma gli enormi privilegi della Chiesa gli davano un gran fastidio. Soprattutto perché la chiesa inglese rispondeva al Papa non al Re.  L’impossibilità di avere da Caterina d’Aragona un figlio maschio fu l’occasione a lungo attesa e cercata di cominciare uno scontro frontale con Roma. Enrico chiese il divorzio ma papa Clemente VII lo rifiutò impaurito dal potere di Carlo V d’Asburgo, nipote di Caterina, e dal 1519 giovanissimo imperatore di un territorio sul quale per la sua vastità “non tramontava mai il sole”.   

Enrico non prese neanche in considerazione il rifiuto del Papa. E nonostante questi si addannasse a lanciargli scomuniche e anatemi ripudiò Caterina e sposò una sua dama di corte Anna Bolena. Ma non solo. Per evitare ulteriori noie con la Chiesa promulgò l’Atto di Supremazia nel 1534 col quale si stabiliva che il Re era il Capo supremo della Chiesa inglese. Una cosa religiosa? Anche. Ma soprattutto un potentissimo atto economico. Appoggiato dall’anticlericalismo diffuso sia nel popolo che nel Parlamento, fece espropriare la quantità infinita di beni della Chiesa. In parte rimpinguarono le casse della corona e in parte furono redistribuiti a piccoli nobili, mercanti, possidenti che ebbero così molte buone ragioni per accettare e farsi sostenitori della riforma religiosa. E che, oramai proprietari della terra, ci investirono per farla fruttare bene cominciando così ad accumulare piccoli o grandi capitali che nel corso del secolo successivo prepararono la strada alla grande rivoluzione industriale inglese.

Certo con la politica anticlericale di Enrico VIII un sacco di gente ci rimise le testa. Primo fra i tanti Thomas More, l’autore della fantastica “Utopia” che a lungo era stato consigliere del Re ma che non aveva accettato il distacco dalla Chiesa di Roma.

Sistemate bene le finanze del Regno restava il problema della successione. Anna Bolena, la seconda moglie ebbe una figlia, femmina anche lei, che venne chiamata Elisabetta. Enrico non poteva sapere che questa figlia sarebbe stata la Regina più importante dell’Inghilterra. E cominciò la lunga storia delle sue sei mogli ripudiate o ammazzate. Ne parla anche Shakespeare. E si sposò ancora e ancora. Sempre in cerca del maschio che doveva garantire la dinastia dei Tudor. E un maschio arrivò. Si chiamò Edoardo. Ma era gracile e malaticcio. Enrico pur amandolo molto e riempiendolo di cure, per precauzione nel 1544 promulgò l’Atto di Successione col quale stabiliva la linea ereditaria al trono. Il primo era Edoardo, poi veniva la figlia Maria avuta da Caterina d’Aragona e la terza Elisabetta, la figlia di Anna Bolena. E così fu. Alla sua morte, nel 1547, Edoardo regnò per pochi anni e poi morì forse di tubercolosi. Gli succedette Maria che era stata cresciuta nella religione cattolica e che scatenò una guerra aperta contro i protestanti uccidendo e massacrando tutti quelli che le venivano a tiro al punto che passò alla storia come Bloody Mary. Come il cocktail che è composto anche col succo di pomodoro rosso come il sangue che Maria sparse in tutta l’Inghilterra. Ma presto morì anche lei e finalmente nel 1558 Elisabetta salì al trono. Fu l’ultima dei Tudor perché non fidò mai di sposarsi e condividere il regno ma con la sua abile politica la cosiddetta “Regina Vergine” trasformò l’Inghilterra in una grande potenza.

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