L’ultimo Re

C’era una volta un Re,

si chiamava Umberto II di Savoia, viveva in Italia e fu Re per un solo mese. Il mese di maggio del 1946.  Da quasi due anni era già stato nominato Luogotenente Generale del Regno d’Italia. Questo strano titolo di Luogotenente serviva al Re per cedere i poteri temporaneamente al figlio senza però abdicare. Vittorio Emanuele III il 25 luglio del 1943 aveva destituito Mussolini che era stato arrestato, ma questo atto non aveva cancellato la forte compromissione della monarchia col fascismo in un momento in cui l’Italia era devastata dalla guerra. Gli alleati erano sbarcati al Sud e risalivano la penisola molto lentamente ma al Nord l’esercito tedesco combatteva strenuamente e faceva pagare cara la ritirata. L’8 settembre dello stesso anno era stato firmato l’armistizio del governo Badoglio (che aveva sostituito Mussolini) con le forze alleate. E in questo disastro generale in cui i soldati non sapevano più contro chi combattere il re ebbe la buona idea di scappare al Sud. Luogo sicuro perché in mano agli alleati. E Umberto che fa? Un timido tentativo di richiesta al padre di poter restare a Roma, almeno lui, a sostenere il popolo. Ma all’ordine del Re di non scocciare più di tanto e di infilarsi in macchina, obbediente si unisce al gruppo in fuga. Su You Tube c’è una lunga intervista che Umberto rilascia sui motivi della fuga. Convincente a tratti ma poco chiara su molti altri aspetti.

Umberto aveva allora 40 anni, non era proprio un pupo, ma non aveva avuto grandi ruoli nella vita pubblica italiana. Pur avendo avuto una rigida educazione, come tutti i figli dei re, di preparazione al potere, era sempre stato relegato a ruoli marginali di rappresentanza della real casa. E il potere gli arrivò stentato con la Luogotenenza perché il padre non ci stava proprio ad abdicare. Ma fu un potere di disperazione. L’Italia da liberare, la guerra che devastava l’Italia e i Comitati di Liberazione Nazionale che mal digerivano il rappresentante di una monarchia vecchia, conservatrice, che nulla aveva imparato dalle più liberali e aperte monarchie europee.

La guerra finì finalmente e dopo il ventennio fascista l’Italia era chiamata a scegliere con un voto per la prima volta universale a cui parteciparono anche le donne, se voleva restare monarchica o voleva una repubblica. Di fronte alla prospettiva delle elezioni Vittorio Emanuele finalmente abdicò e passò il regno nelle mani di Umberto che da Luogotenente divenne finalmente Re d’Italia. Vittorio Emanuele sperava così di far dimenticare la quantità infinita di firme da lui apposte per favorire Mussolini. Dall’accettazione della marcia su Roma, alla legge razziale, alle guerre. 

Era il 9 maggio del 1946. Le elezioni si sarebbero svolte il 2 giugno.

Per un mese Umberto II fu re e la sua bella e ribelle moglie Maria Jose fu regina. IL 2 giugno l’Italia scelse. Con uno scarto di 2 milioni di voti vinse la Repubblica. E il Re di maggio si imbarcò verso un esilio a Cascais in Portogallo che sarebbe durato tutta la vita.

Qualche settimana dopo, il 2 giugno del 1946, ci sarebbe stato il referendum che avrebbe consentito agli italiani di scegliere tra la monarchia e la repubblica. Gli italiani, e a questa prima votazione dopo il fascismo parteciparono per la prima volta anche le donne, scelsero la repubblica. La monarchia dei Savoia aveva concluso il suo percorso, Umberto II lasciò l’Italia per sempre e si ritirò a Cascais in Portogallo.

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