Il re dell’isola

C’era una volta un Re,

Ma non era un vero re. Qualcuno lo chiamava così…

– Arieccolo… che palle! Mi stringo l’accappatoio addosso e mi sposto sul prato, il punto più lontano dalla piscina. Mi risistemo su una sdraia, apro il libro e comincia il solito casino… splash tuffi e poi …

– Passami la palla, no no dai vieni no no tira sotto…- e tuffo per raccogliere qualcosa.

– NO NO è caduto il telefonino in acqua. Papàààààà.

Chiudo il libro sbattendolo. Sbuffo. È una settimana che sono all’Isola in quest’albergo ed è una settimana che devo sopporta’ ‘sto ragazzino. Brutto. Grasso. Coi capelli tagliati corti davanti e col codino dietro. Orrendo. La bagnina mi si avvicina. È una ragazza carina. Mi dice:

– Signora non faccia vedere che è scocciata. È pericoloso.

– Cioè? – dico io.

– Lo vede quello? – E mi indica un omone grasso con le mutande da bagno lunghe al ginocchio e un bracciale d’oro al polso che si sta avvicinando al ragazzino orrendo

– E’ il capo della camorra qui all’Isola. Lo chiamano il re.

L’uomo in quel momento tira fuori da una tasca delle mutande una mazzetta di banconote alta 10 cm. Smazzandola prende 10 banconote da 50 euro e le dà ridendo al ragazzino:

– Tie’ bell’e papà, compratene un altro. – Si riferisce al telefonino.

Io un camorrista non l’ho mai visto da vicino. Mi alzo gli do un’occhiata da lontano. Poi mi sposto di nuovo verso la piscina e entro in acqua nuoticchiando. Naturalmente, come prevedevo, il ragazzino si butta e mi casca addosso. Lo odio ma voglio capire.

– Scusate signo’

– Non fa niente. Nuoti bene tu

– Pure voi signo’. V’ho visto prima. Ma avete fatto scuola?

– No. Ho imparato da me. E tu? Vai in piscina durante l’inverno?

– Certe volte sì. Se non devo studiare

– Che scuola fai?

– La seconda media

– E poi che vuoi fare?

– Il commerciale… e voi, voi che fate?

– Sto all’università

– Ah! Fate la professoressa

– Quasi.

Mi guarda storto. La ciccia gli naviga accanto nell’acqua.

– Sì insomma. Faccio ricerca.

– Ah! E che volete dire?

– Studio storia

– Storiaaa. A me mi piace la storia. Quest’anno abbiamo studiato la rivoluzione francese.

– Ah. E te piaciuta?

– Sì. Però mi piacevano di più i faraoni….

E comincia a raccontarmi tutto partendo da Iside e Osiride fino all’Aida. Oh! Sapeva tutto. Lo guardo meglio… Non è mica brutto. È solo grasso.

– Ma se sei così bravo – dico io dopo aver ripassato con lui tutta la storia antica – perché vuoi fare “il commerciale”?

– No signo’. A me mi piacerebbe fare quello che fate voi…però sui faraoni.

– E perché non lo fai?

– No.. è che mio padre ch’a un’ industria di fiori, è in tutta l’Italia, fa il commercio all’ingrosso sapete. E io lo devo aiutare e vuole che io faccia il commerciale. Per fare i conti. Io c’ho il lavoro assicurato.

Arriva la madre e gli porge in acqua una ciambella ripiena di crema. Poi guarda me sospettosa:

– Eh…Che vuole la signora? – Chiede al figlio.

– Mammà! Insegna storia. Gli occhi gli brillano. Sono occhi intelligenti.

– Ah! Vabbuo’ vabbuo’ ma mo’ esci. – Il padre tirandosi su le mutande si avvicina.

– Scusate signora, le sta dando fastidio? – Poi rivolto a lui

– Dai vieni fuori che mammà ti sta aspettando.

– Buongiornooo – rivolto a me

Si allontanano. Chissà se, invece del re dell’Isola, avesse avuto un altro padre.

Guardo il ragazzino che esce dall’acqua addentando la ciambella. Gli casca un po’ di crema da un lato e lui con un movimento buffo della testa piano piano la lecca.

Chissà se avesse potuto scegliere…

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