Conclavi pericolosi

C’era una volta un Re,

Anzi un Papa Re. Camillo Borghese eletto col nome di Paolo V che nel 1621 morì.  Le sue spoglie giacevano chiuse in una nicchia della navata “incontro” alla cappella Gregoriana in attesa di essere poi traslate nel monumento sepolcrale già predisposto nella cappella Paolina di S. Maria Maggiore. Il suo pontificato era stato lungo e faticoso. Pieno di gravi decisioni in una chiesa devastata dalla riforma luterana e dagli attacchi della scienza moderna che Galileo ostinatamente, nonostante tutte le minacce, continuava a sostenere e discutere con mezzo mondo. E le guerre e le alleanze e le diplomazie e la scomunica dell’intera città di Venezia avevano reso la vita degli ultimi vent’anni della Chiesa una trincera continua. Entrato nel sessantanovesimo anno d’età il 24 gennaio del 1621, mentre celebrava la messa era stato colpito da un “attacco apoplettico” e dopo 4 giorni era morto.

Ora tutte le operazioni dovevano convergere per l’organizzazione della elezione del nuovo pontefice anche perché nei più vasti ambienti, dopo il lungo pontificato di Paolo V, quindici anni e otto mesi, si era ridestato un forte desiderio di cambiamento. Il favore quasi esclusivo che egli aveva accordato alla sua famiglia aveva creato intorno al cardinal nipote Scipione Borghese, e ai suoi comportamenti scorretti, un senso di risentimento che necessariamente doveva condurre ad accordi per l’elezione di una persona, che pur continuando l’opera politica di Paolo V, si dimostrasse più incline a forme moralizzatrici dei suoi collaboratori più stretti.

L’attività in vaticano era frenetica e dispacci continui partivano per raggiungere i cardinali sparsi per tutta l’Europa che dovevano ricongiungersi a Roma per il conclave che stava per aprirsi.

Il 28 gennaio del 1621, 52 cardinali di ogni età appartenenti quasi tutti alle più nobili famiglie europee sfilavano porporamente bardati con i loro cappelli rossi la cui fioccatura ondeggiava ad ogni passo. La lunga fila che stava per chiudersi nella Cappella Sistina per la prima volta sfilava in silenzio. Gli sguardi in compunta preghiera erano volti verso il basso. Era una preghiera o era il silenzio imposto dalle nuove regole del conclave?

Forse la preghiera sostanziale era quella di riuscire a sopravvivere. Gli ambienti angusti in cui i cardinali erano costretti, magari per un periodo lungo, fino alla scelta finale del nuovo papa, non erano areati, l’igiene non esisteva e spesso dai conclavi si usciva ammalati delle infezioni più diverse. Considerata poi l’età avanzata dei cardinali spesso si moriva.

Queste sono le raccomandazioni che il medico scriveva al grande cardinale Roberto Bellarmino:

OPP. NN. vol.243 fol.353(Opera Nostrorum vol.243/II fol.353 pp.427-9)

Instruttione per preservar sano l’Ill.mo e R.mo sig. Card.le Bellarmino durante il Conclave di febraro 1621 data dal medico di S.S. Ill.ma.

Perche il Conclave apporta mutatione in molte parti et ogni mutatione apporta nocumento pericoloso massime alli vecchi, come dicano Hipocrate, e Galeno, mi è parso sia mio debito il ricordare a V.S. Ill.ma alcuni parti accio in questa gran età, a repentina mutatione, la reservino sana al servitio di Dio, e di questa Chiesa.

Considerato quello, che ci conserva, o toglie la sanità, il che fa principalm.te l’aria, la quale nel Conclave può offender per diverse cagioni.
Prima. Se bene il Vaticano è sito più alto della Minerva, dove abita V.S. Ill.ma sta nondimeno in manco salubre aria, e più grossa, per esser meno abitata, e men attenuata, e purgata, dalla moltitudine di case, fuochi, e populo· è  anco men difeso dal’austro, et alcune quartedi tramontana e levante, (venti per altro salubri) gli apportano le nebbie, e li vapori de Prati e del Tevere·

    Seconda. L’aere del Conclave è oscuro, rinchiuso, poco ventilato, e impuro, non solo per se stesso, ma anco per l’angustia del loco, moltitudine, e diversità de Conclavisti, e lor fiati, e per l’imondità.

Terza. Onde divien corrotto, e fetido, genera mali spiriti, guasta li carni, altera il sangue, e li altri humori, le membra solide, et in sana tuto il corpo.

A questi defetti dell’aria del Conclave si potia alquanto rimediare.
Prima con attenuarla, e scaldarla con fuoco di legni odoriferi, cioè ginepro, lauro, abeto, sandalo, aloe; e perché nella Camera non si può accender fuoco, si ci tenga il bragiere con fuoco, non di carbone, che offende la testa, soffoca li spiriti, el core, ma de sud.ti legni, o almeno quercia, sopra il qual si può buttare, mentre S.S. Ill.ma è fuori, della polvere de sud.ti legni odoriferi, o di radica di rose, che si vende a Coronari.

Secondo. Se la cella sta posta verso le sud.te quarte di tramontana, e levante quando spirano si serri da quella parte, e si vada a passeggiar nella parte del Palazzo volta ad austro, e se è posta dalla parte d’austro, quando tira, si passeggi verso tramontana.

Terzo. All’oscurità si occorre con candele accese di cera ben purgata in poca quantità, accio non empino di fumo la stanza, né di olio, né si
fermi longo tempo in Camera con detti fumi, che questo ancora offende la vista, e li spiriti, ma vada per intervalli all’aria illuminata dal sole avvertendo di non far mutatione repentina dalle tenebre alla luce intensa, ma passi a poco, a poco dall’aria oscura, o illuminata dalla candela, alla meno oscura, et illuminata dal sole, per schivare il danno, che come scrive Galeno, usava Dionisio tiranno di Sicilia, il quale dopo haver tenuto in carcere oscuro quelli che voleva privar dela vista, li esponeva alla
luce, et accecava, non potendo sostener quella repentina mutatione.

Quarto. All’aere rinchiuso, e poco ventilato si rimedia col non stare molto in Camera ma andare al’aere più aperto spesso, et intanto le porti, e finestre d’essa s’aprino, accio’ l’aere esali, e si rinnovi, et anco con ventaglio di cartasi rompi, et agiti

Quinto.Si purghi la stanza ogni giorno dalli escrementi, et imonditie con scopa, et altro, ne si butti avanti, o in essa sorte alcuna di liquore, come acqua, vino o altro.

Sesto.Si renda odorifera l’aria con metter sopra il bragiere, mentre SS. Ill.ma è fuore polvere de sud.ti legni odoriferi, o vero un profumino, ancor che lei sia in camera acqua di fior di melangoli, e di rose, con fronde, o scorze di cedro, mele appie, cannella, grarofali, sandali, citrini, e simili. Li profumi d’incenzo, laudano, pastiglie, o altre gomme, in loco angusto
riempiano troppo la testa. Si terranno de fiori in camera, et in mano qualche palla vota di cipresso sbugiata, una spogna bagnata in acqua di fior di melangoli, o d’angeli; o vero con le d.e  acque si bagni il fazzoletto.·S’usano ancor palle composte d’ambra, mosco, et altre cose odorifere, guanti d’ambra, ma si come da queste
delicatezze V·S·Ills.ma è alieno, così non gliele propongo.

Settimo. E perché la presente stagione e costitutione è freddissimo, et il freddo inimicissimo alli vecchi, si mantenghi caldo con buone vesti, pellicce, et altro, e col bragiere detto.

La s.da cosa, che ci conserva, o toglie la sanità, è il magnare, e l’bere, nel cheV.S. Ills.ma non muti la sua parca consuetudine, ne innovi l’ora del cibo, quantità, qualità, preparatione, e condimento; Ma ordini al suo scalce/o
gl·apparecchi li medesmi serviti di tavola, e nel med.o modo, che ha fatto
sino a qui in casa, e perche il mutar la consuetudine nel cibarsi nuoce
molto, come demostrano Hipocrate, e Galeno. Sarà bene che V.S. Ills.ma non
magni cosa alcuna, che gli sia donata, accio’ non esca della sua consuetudine. Il simile farà nel bere il suo solito vino, d’una sorte sola, o due
al più, con la quantità, e proportion del·acqua sua solita, che ha sempre
usato. Et il vino, et acqua, che gli verran da casa, si conservino in una
cantinetta ben serrata a chiave, per schivar le burle de conclavisti; Ne
berà vino, che gli sia donato, per non mutar la sua consuetudine
ne alterar la natura; se bene si deve accettar li donativi esculenti, e
potulenti, ringratiar chi li dona, e lodarglieli, dimostrando haverli gu·

    stati; per non dar, ne ricever disgusti, che gli turbassero l·animo, e la
sanità·ma potran servir per li conclavisti.

La terza è il sonno, e la vigilia, nel che conserverà il suo costume, dormendo
le sue solite hore; svegliandosi al hora consueta, quando però haverà
dormito l’ordinario; altrimenti quel che, per qualche causa, non si è
potuto far la notte, si supplisca la mattina.

La quarta è la quiete, el moto del corpo, e del·animo; quietarà co l·una, e l·altra
parte doppo il cibo, per spazio d’un hora almeno· Conservarà la sua
consuetudine andando a riposare, e levandosi al’hora solita, quando
però ha quietato la notte (…)il suo offitio, fa (…)à la sua solita oration’
mentale, celebri la messa; poi attendi alli negotii del Conclave, assistendo
alla messa publica, allo scrutinio, e trattando con li altri Ill.mi S.S.ri
e se gli avanza tempo, dia qualche passeggiata in loco allegro. Credo
che lieti, e la prudentia di V.S Ill.ma ricerchino che lei non si
affatichi nel negotio, ne nel includer questo, o escluder quel altro,
essendo questa fatica, et opera da lassare a giovani, et alli capi
di fattione, e se lei si ci intromettesse potria forse trovar pochi
inclinati, come è lei, al servitio di Dio, et util pubblico, molti
al interessi primari; Ne le leggi del conclave nel creare il Pontefice
gli darebbero aiuto, essendo turbate dal·autorità, potenza, forza
timore, speranze, pratiche, e denaro. Il che nel animo giusto di V.S. Ill.ma
porria cagionar alteration’grande, che redundando nel corpo (anima enim
agit in corpus, ex corpis in anima) gli turbarebbe la sanità et indurrebbe
qualche indispositione.

La quinta è l’inanitione, e repletione. Se bene dal parco vitto di V·S·Ill.ma· non
può nascer repletion d’humori; nondimeno per esser Lei alquanto stitica
di corpo, in queste costitutioni boreali, che lo ristringano, può occorrer
repletion di fecce ritenute. Perciò sel’ corpo non obedisce ogni giorno,
lo aiuti con qualche minestra di bieta, borraggine, o herbe simili,
con passarina di levante, o brugne dolci, o col magnare al principio
del pasto otto, o dieci fichi secchi grassi, o del uva passa levantina pol·
pur/sa, e grassa, crua o cotta col zuccaro sopra, o vero delle brugne
secche dolci, e polpuse cotte col zuccaro, o con un poco di manna. Può
anco aiutare il corpo con li confetti, che si adoprano ai modo di supposte.

La stessa cosa, che ci da, o toglie la sanità, son’ l·accidenti del’animo, quali
quanto son più potenti, tanto più in minor tempo, e con maggior
violenza alterano il nostro corpo·e se ben l·animo di V.S. Ill.ma,
habituato nella virtù, è tanto composto, che non può esser dominato
dalle passioni. Tuttavia perche li primi moti non sono in nostra
potestà, et il zelo del servitio di Dio, e di sta Chiesa, nel vedere
alcuni inconvenienti, gli può esser d’incitamento; perciò sarà bene
con la prudentia schivar le cagioni, che gli potrebber’causar tali
accidenti d’animo. Per il che sarà bene non mettersi a promover
soggetti al Pontificato, bastando, quando gli son proposti meritevoli
accettarli. Molto meno convien professare, o lassarsi intender d’
andare al·esclusione d’alcuno, ma quando per tentarlo, gli fusse
proposto suggetto da lui giudicato indegno, può con la sua prudentia
non dichiarar la sua opinione, ne d’escluderlo, ma con parole generali
o ambigue, e con lodar qualche buona qualità di quel suggetto,
passarsela senza dichiarar l·animo suo, che così fuggirà delli
incontri, e disgusti, che apportano alteration’ d’animo grande, e
repentina, e nuociano alla salute



Si come ancorche lei per l·età, e mala qualità de tempi, havesse opinione di
rifiutare il carico, in evento succedesse nella sua persona, non per questo è bene
il dichiararsi alla scoperta, prima che venghi il caso, ma si come non di·
mostra d’ambirlo; così non è prudentia il dichiararsi in tutto, e per
tutto alieno. Si perche potrebbe nascer tale accidente, che lei giudicasse
in coscientia esser meglio il mutarsi d’opinione; il che havendola
dichiarata prima, non si potria far sen la erubescentia e suspition
di duplicità· si per non dare occasione di derisione, o d’altri disgusti,
che gli potessero alterar l·animo. Potendo anco tal dichiaratione
opportar danno, o utile ad alcuno, che a lui non piacesse, e per cio ne
sentisse disgusto grande. Si per non dar materia alli heretici di dire
che questo modo di dichiararsi ha più d’ostentatione, che di credito.
o vero perche non si tratta di Lei, fa della necessità virtù; e simili
altri concetti pungenti, che gli apportarebbono disgusto, e mala salute
d’animo, e di corpo.

Per satisfare al debito mio per la cura che tengo della sanità di V·S·Ill.ma
con ogni humiltà, e debito termine gli metto in consideratione le sud.e
cose, accio si conservi sana in servitio di Dio, e di staChiesa, rimetten
do il tutto alla molta prudentia, et ottimo giudizio di V.S.Ill.ma·
alla quale fò humil riverentia.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: