La maison de l’assassin

C’era una volta un Re,

italiano che mai divenne re davvero perché l’Italia ad un certo punto scelse di diventare Repubblica. E allora Vittorio Emanuele IV di Savoia decise di ritirarsi per un dorato esilio in Svizzera.

La Svizzera è un luogo ameno dove ognuno può fare quello che vuole, purché non si sporchi per terra, e non si parli ad alta voce. È preferibile essere biondi, ma anche se se hai i capelli scuri se non sporchi per terra e non ti fai notare con comportamenti poco “civili” stai bene ugualmente. Non proprio come i biondi ma stai bene.

Il popolo svizzero accoglie tutti con “civiltà”, non chiede nulla se non un cospicuo conto in banca – che poi che volete che sia: qualunque furfantello ha un gruzzoletto in banca – e ti lascia vivere come vuoi. È un popolo abituato a tutto: dagli ebrei strozzati dai nazisti, ai nazisti strozzati dalla guerra persa, c’è tutto e il contrario di tutto. E nessuno viene disturbato. Salvo quelle due o tre regolette, non sporcare in terra eccetera, si può vivere nell’assoluto anonimato. Nessuno si permette di interferire nella tua vita. Gli scambi tra persone non esistono. Nessuno si occupa di nessuno. Quando cammini per la strada chiedendoti come fanno le foglie dell’autunno a cadere dritte nei cestini, perché non ce n’è una in giro, sei assolutamente invisibile.

È una sensazione strana …è pure bello… Soprattutto per chi vive strippato in una grande città senza un centimetro di spazio intorno, sentirsi invisibili è anche piacevole. Se vivi da 20 anni nella stessa casa a Roma, per esempio, i tuoi vicini, il fruttivendolo, il fornaio sanno più o meno tutto di te. “Signo’ com’ha fatto poi con quel rubinetto?” Perché se hai cercato una guarnizione per un motivo o per l’altro qualcuno intorno l’ha sentito e se il problema lo ha incuriosito ne ha parlato.

In Svizzera puoi vivere per due generazioni nella stessa casa ma nessuno sa chi sei.

In francese casa si dice Maison (si pronuncia mesòn) e assassino si dice assassin (si pronuncia assassen.

In Svizzera c’è una casa a Gstaad. Una brutta grande casa con camerieri e chauffer. Ci vive Vittorio Emanuele di Savoia. Là intorno, nella Svizzera che di nulla si accorge, là intorno quella casa la chiamano: La maison de l’assassin.

Anche in Svizzera se ne sono accorti.

Il nonno ha abbandonato l’Italia in mano ai tedeschi.

Il nipote, in compenso, li ammazza i tedeschi. O meglio un tedesco. Un ragazzo di vent’anni che forse per cercare aiuto o perché ubriaco aveva preso il canotto della sua barca. Non si sa perché Vittorio Emanuele lo abbia ammazzato. E lui non ce lo potrà dire mai cosa voleva dalla barca di Vittorio Emanuele. Perché Vittorio Emanuele aveva il fucile e lui no. A Cavallò, un’isola che si dice con l’accento sulla o perché è francese, anche se sta in Sardegna. E la Francia ha assolto Vittorio Emanuele. Il ragazzo tedesco è morto. A Vittorio Emanuele non è successo nulla. E una volta tanto non è colpa della giustizia italiana.

Vittorio Emanuele ha continuato la sua vita, nella sua grande brutta casa a Gstaad: La maison de l’assassin. Ora però hanno tutti detto che sono passati tanti anni e bisogna dimenticare.

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